23 gennaio 2006

S.A.S. GIORGIO I HA DECISO DI ABDICARE DOPO 43 ANNI DI REGNO!

Clamoroso: S.A.S. Giorgio I, Principe di Seborga, se ne va! Si dimette dal suo incarico. L’altra sera, nel corso della cerimonia di investitura di due nuovi cavalieri, che si svolge in occasione di San Sebastiano, nella chiesa parrocchiale, ha annunciato che si prenderà sessanta giorni di «vacanza»: «In questo periodo i cittadini dovranno nominare un nuovo principe».
S.A.S. Giorgio I, intanto, ha premiato il parroco del paese, Don Marco Muraglia: lo ha nominato Abate, legando ancora di più il principato alla Chiesa, che gli è sempre stata vicina nelle sue battaglie. Una decisione sensazionale, che però era nell’aria da un po’ di tempo nell’antico principato. Da parecchi mesi il Principe, noto per la sua intraprendenza, non faceva più parlare di sé, né del suo principato. Si era pensato a problemi di salute, invece, l’altro giorno, le ragioni sono venute alla luce.
A far decidere l’addio è stato il disappunto per i lavori in corso nei giardini di fronte alla chiesa di San Bernardo. Una protesta nei confronti del Comune lo ha portato ad fare un passo importante, che probabilmente è maturato anche per altri motivi. «Giorgio si sente abbandonato, non ha ottenuto l’appoggio di cui aveva bisogno», dicono alcune persone a lui vicine. Ma lui replica: «Me ne vado per poter tutelare la storia di Seborga. Non si può realizzare un giardino moderno davanti a una chiesa storica che ha quasi mille anni. Non potrei, come principe, avere un conflitto con l’Amministrazione, ma come cittadino sì. Sono sereno perché la gente è con me».
Il sovrano sbatte la porta dopo aver attirato la curiosità di tutto il mondo su un principato da cartolina. Un principato che coniava monete, i Luigini, aveva le sue targhe, i francobolli. Che ha Consolati sparsi nei Continenti, rapporti diplomatici con 45 Stati. Nei suoi anni di regno è riuscito a creare un flusso turistico, sebbene a Seborga non ci sia neppure un albergo. Tanti pullman arrivano, ogni giorno, da tutta Europa, e riempiono i ristoranti del paese. I francesi, in particolare, amano Seborga, e cercano appartamenti da ristrutturare.
Ma il principato ha anche una squadra di protezione civile da record, quella di Seborga-Vallebona, che ha anche realizzato un importante viaggio di solidarietà in Moldavia. La vocazione all’indipendenza di Seborga ha le sue radici nella storia. In una dimenticanza, attestata anche da storici e professori di diritto internazionale: nel 1861, secondo le teorie dei difensori del principato, non fu acclusa al Regno d'Italia e godette fino al 1946 del diritto di “Nullius diocesis”, né c'è menzione nel 1946 che il territorio del principato sia stato assegnato alla Costituente che ha formato la Repubblica Italiana. Queste dimenticanze della storia sono casi insoluti, e c’è chi dice che quello di Seborga sia perlomeno unico in tutta Europa.
Il carismatico Giorgio Carbone, ex floricoltore, è principe per volontà popolare: è stato eletto all’unanimità nel 1963 e confermato a vita nel 1994 e ’95, quando sono stati votati anche una Carta costituzionale, gli Statuti generali. Ma il principe non smentisce la sua radice ribelle, e decide di non rispettare l’impegno a vita con il suo popolo e di far conoscere a tutti le sue intenzioni.
C’è chi spera si tratti di una provocazione, per portare l’attenzione su un caso, quello dei giardini pubblici, che ritiene gravissimo per il suo principato. Al momento, però, una cosa è comunque certa: Giorgio I ha portato l'immagine di Seborga ad essere conosciuta in Italia e nel mondo. Lo ha sempre seguito una volontà di ferro legata all'unico interesse di continuare a coltivare un sogno di libertà, qualcosa di unico, una passione indomata, che i suoi concittadini gli hanno riconosciuto. Il principato di Seborga è un posto fuori dal comune, carico di storia, vicino alla natura, con un’atmosfera particolare, cara ai grandi artisti: l’erede di Giorgio Carbone raggiungerà l’obiettivo del suo predecessore e riuscirà a mantenere le caratteristiche uniche di un luogo quasi fatato? (Fonte: La Stampa del 22/1/06 Sezione Imperia, pag 40)
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